𝐓𝐇𝐀𝐈𝐋𝐀𝐍𝐃𝐈𝐀: 𝐈𝐋 𝐓𝐄𝐌𝐏𝐈𝐎 𝐁𝐔𝐃𝐃𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐌𝐎𝐍𝐀𝐂𝐈 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐓𝐎𝐒𝐒𝐈𝐂𝐎𝐃𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐓𝐈

Sembra un racconto ironico ma è solo una triste realtà di questi ultimi anni, nei quali in Thailandia il consumo di metanfetamina è diventato particolarmente problematico.

Arrivano nel Paese principalmente dal Laos, seconda tappa del viaggio delle metanfetamine, prodotte in Birmania. Il prezzo di strada di una dose è di circa 50 centesimi di euro.

Il piccolo tempio buddista della provincia settentrionale del Phetchabun, è rimasto senza monaci in seguito a un test antidroga che li ha trovati tutti positivi.

Nessuno escluso, tutti e quattro compreso l’abate, sono risultati positivi alla metanfetamina lunedì e per questo sono stati rimossi dal tempio e mandati in una clinica di recupero dalla polizia locale.

Sempre a causa dell’enorme diffusione dello stupefacente, la scorsa settimana, un ex ufficiale di polizia – spogliato del suo ruolo proprio causa del possesso di metanfetamina – ha ucciso 37 persone in una sparatoria in un asilo.

L'uso e l'abuso delle sostanze possono stravolgere la vita di chi ne dipende e quella di chi gli sta attorno.

Se vuoi aiutare un amico o un familiare a uscire da una situazione difficile, in Toscana c'è un numero verde che può offrirti una prima assistenza per capire come intervenire e che percorso prendere.

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𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟰 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟴

ti risponderà un team di persone qualificate e pronte a ogni domanda.

Il servizio è anonimo e gratuito.

Condividi questo post, magari la persona per cui è più utile questo messaggio, è proprio tra i tuoi contatti.

Se ti sembra di riconoscerti, o riconosci questo comportamento in un tuo amico o familiare, chiamaci.

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C.E.A.R.T contro la violenza sulle donne

A causa delle nuove politiche di Facebook, in realtà introdotte già a gennaio, la pubblicazione su questa pagina sta subendo ritardi e censure, così come le nostre campagne pubblicitarie, che sono state toccate dalla nuova policy che considera tutti gli argomenti che trattiamo come non adeguati a essere discussi su questo social.

Mentre ci stiamo organizzando per capire come continuare a parlarvi senza metafore incomprensibili del tema delle dipendenze, abbiamo raggiunto una data importante e no, non parliamo del Black Friday.

Il 25 novembre ricorre la #GiornataControLaViolenzaSulleDonne e se è vero che il nostro numero verde è dedicato a un tema differente, è vero che il numero di donne uccise o abusate da soggetti in piena dipendenza da sostanze, che si tratti di alcol o di cocaina, è molto alto.

Per cui anziché lanciare appelli generici, oggi vogliamo rivolgerci a ciascuno di voi.

Se conoscete una donna costretta a vivere una situazione difficile a causa della dipendenza di una persona a lei cara, si tratti del padre, della madre, del figlio o del fidanzato, non giratevi dall'altra parte.

Parlatele apertamente e spingetela a rivolgersi a noi, che siamo la prima linea del soccorso in questo caso. Qui in Toscana c'è un numero verde da chiamare ogni volta che serve, anonimo e gratuito:

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Le risponderà un team di persone in grado di offrirle da subito un primo supporto e capire come aiutarla a uscire da una situazione che oltre a sembrarle più grande di lei (come in effetti è), può in alcuni casi diventare pericolosa per la sua vita.

Condividi questo post e aumenta le possibilità di una donna di chiedere aiuto, per chi le vive vicino ma anzitutto a tutela della propria incolumità

Se ti sembra di riconoscerti, o riconosci questo comportamento in un tuo amico o familiare, chiamaci.

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Il Captagon e le altre droghe usate in guerra per togliere la paura

Il Captagon e le altre droghe usate in guerra per togliere la paura
C'è un motore invisibile che toglie ai terroristi dell'Isis anche l'ultimo scampolo di umanità risparmiato da fanatismi e ideologie: si chiama Captagon e molto spesso scorre nelle loro vene al momento in cui compiono una strage.
La "droga della Jihad" come è stata soprannominata, è un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti da decenni diffuso nei Paesi del Golfo, e ora diffusosi in modo capillare tra chi combatte la "Guerra Santa".
Effetti: Perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione sono tra gli effetti delle pasticche, vendute dai 5 ai 20 dollari a dose. Chi le assume può non mangiare o dormire per giorni, ed è pervaso da un senso di onnipotenza che fa sentire invincibili. Siringhe con tracce di Captagon - si può anche iniettare - sono state trovate nella casa di uno degli attentatori di Parigi e la stessa droga era nel sangue di uno dei terroristi di Sousse, Tunisia.
Ma quella tra guerre e droghe è un'associazione ricorsa più volte negli anni bui dell'ultimo secolo.
Piccola storia delle sostanze negli eserciti: anfetamine fecero largo uso, per esempio, i soldati di Hitler. Quando il 14 maggio 1940, dopo solo 4 giorni, le truppe dell'armata nazista conquistarono l'Olanda, fu determinante la loro capacità di combattere senza sosta, giorno e notte, senza dormire. Secondo quanto sostenuto da Norman Ohler nel recente saggio Der totale Rausch ("La totale euforia"), questa resistenza sarebbe stata garantita da Pervitin, un "farmaco militarmente prezioso" usato regolarmente anche dal generale Rommel e dallo stesso Hitler.
La pillola dopante era stata sviluppata nel 1937 dal medico Fritz Hauschild, rimasto colpito dagli straordinari effetti delle benzedrine sugli atleti americani che avevano partecipato alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. All'inizio della Seconda Guerra Mondiale veniva distribuita ai soldati dai medici militari.
E oggi? Nel conflitto Russia Ucraina ad esempio? Mentre i russi accusano gli ucraini di essere riforniti di sostanze dagli americani, il docente dell’Università Jagellonica di Cracovia si esprime così:
«Personalmente rimarrei estremamente sorpreso se scoprissi che gli ucraini non stiano usando sostanze per cercare di aumentare le proprie performance, per combattere la stanchezza e rimanere svegli durante le continue operazioni militari, come per sopprimere il dolore e la fame o anche solo semplicemente per sopravvivere in dure condizioni d’assedio, come avvenuto a Mariupol»
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Vino, cocaina, oppio e Pervitin. Salvate il soldato tossicomane -  ilGiornale.it

A Firenze aumenta l’abuso di alcol e droghe

"A Firenze c'è un quadro preoccupante con un aumento esponenziale dell'uso di sostanze e alcol - aggiunge l'assessora al Welfare Sara Funaro - con una diminuzione dell'età che preoccupa, addirittura fin da 14 anni. Stiamo rafforzando tutta una serie di iniziative in collaborazione con l'azienda sanitaria, la Società della salute e tutti i servizi del territorio. Una novità, che fa parte del progetto Java, è l'operatore di corridoio a Santa Maria Nuova istituito per supportare i servizi sanitari e cercare di "agganciare" ragazzi e famiglie".

La maggior parte dell'utenza è di genere maschile (82,1%), il 17,9% femminile e circa il 30% dei nuovi utenti ha meno di 30 anni. Sono i dati elaborati dall'area delle dipendenze della Ausl Toscana Centro, che mettono in evidenza anche un incremento importante dell'uso di cocaina e che giovani e giovanissimi utilizzano cocaina e crack quasi sempre associate a cannabinoidi e abuso di alcolici.

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𝘼𝘽𝙐𝙎𝙊 𝘿𝙄 𝙁𝘼𝙍𝙈𝘼𝘾𝙄: 𝙋𝙊𝙍𝙏𝘼 𝘿𝘼𝙑𝙑𝙀𝙍𝙊 𝘼𝙇𝙇𝘼 𝘿𝙄𝙋𝙀𝙉𝘿𝙀𝙉𝙕𝘼?

Ci sono farmaci e farmaci. Nel caso degli antidepressivi, va sempre fatta una riflessione in più prima di assumerli ma soprattutto prima di scambiarli per innocui antidolorifici o antipiretici.

Le benzodiazepine sono farmaci sintomatici che vengono prescritti per ridurre gli stati ansiosi (effetto ansiolitico), per regolarizzare il sonno notturno e, meno frequentemente, per sfruttarne gli effetti miorilassanti. Rimangono, però, farmaci sintomatici e non curativi, non agiscono quindi sulle cause del disturbo ma solo sui suoi sintomi. Ne consegue, che alla loro sospensione, qualora non si sia verificato un cambiamento, secondario alla cura del disturbo responsabile del sintomo, i sintomi si ripresentano con la stessa intensità antecedente all’uso dell’ansiolitico.

L’abuso di benzodiazepine sfocia, molto frequentemente, in una condizione di dipendenza psicofisica caratterizzata da:

Craving: desiderio compulsivo di assumere il farmaco

Tolleranza: è necessario aumentare le dosi del farmaco nel corso del tempo per ottenere l’effetto desiderato.

Astinenza: in mancanza del farmaco si possono manifestare sintomi psichici come ansia e agitazione psicomotoria. Inoltre si possono manifestare sintomi fisici come tachicardia, tremore alle mani, cardiopalmo, sudorazione profusa, nausea, vomito, fino ad arrivare a vere e proprie crisi convulsive.

Proprio come accade per molte altre droghe.

Il primo passo è sempre chiedere aiuto!

Riconoscere di avere un problema e accettare di non essere più in grado di gestirlo è fondamentale. Questo passaggio è molto importante, molto spesso infatti la vergogna prevale e i dipendenti non chiedono aiuto, cercando di risolvere il problema da soli, con conseguenze prevedibili: ci ricadono.

Per fortuna in Toscana c'è un numero verde da chiamare ogni volta che serve, anonimo e gratuito

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ti risponderà del personale in grado di accogliere le tue richieste e studiare assieme il da farsi sulla situazione, non sei solo, chiama ora

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𝗡𝗨𝗢𝗩𝗘 𝗙𝗢𝗥𝗠𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗩𝗘𝗖𝗖𝗛𝗜𝗘 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗔𝗡𝗭𝗘: la droga “WAX”

Se la prevenzione cerca di fare continui passi avanti, fa altrettanto il mercato della droga.
A Imperia sono stati fermati e denunciati due giovani, di cui uno minorenne, ai quali è stato sequestrato il "Wax", una nuova droga molto potente e molto in voga tra i giovani.
Il suo nome deriva dall'aspetto, somiglia a della cera d'api e viene estratta attraverso dei solventi dalle cime della cannabis. Il risultato è un super concentrato che può essere utilizzato come additivo ai liquidi dei normali vaporizzatori.
L'alta concentrazione di principio attivo consente di ottenere effetti immediati e potenziati rispetto alla consueta assunzione di sostanze stupefacenti, che potrebbe portare anche a rischi di overdose per i consumatori.
Inoltre la nuova tendenza ad usare i vaporizzatori rende la sostanza potenzialmente irriconoscibile, in questo caso il tempestivo intervento delle forze dell'ordine è stato provvidenziale.
Se temi stia facendone uso un tuo familiare o un tuo amico, chiamaci, in Toscana esiste il numero verde CEART
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Avvicinarsi all’alcool anche a 12 anni: molti iniziano a bere a casa

"Si avvicinano all'alcol a casa, alcuni anche a 12 anni": intervista al dottor Marco Becattini
Il responsabile dell'area dipendenze dell'Asl Toscana Sud Est ad Arezzo da anni osserva come muta il fenomeno delle dipendenze, dell'uso di sostanze e dell'abuso di altre. L'epoca post Covid, o forse per meglio dire post lockdown, ci offre uno spaccato sicuramente peggiorato
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BIMBO MUORE DOPO AVER INGERITO HASHISH IN CASA

Il triste sviluppo di una vicenda iniziata a fine luglio, dà un esito non del tutto inatteso l'autopsia del piccolo Nicolò, due anni, morto a Longarone a casa del padre, dopo aver ingerito un quantitativo di hashish.
Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato dell'emergenza palermitana, questa notizia conferma una tendenza a livello nazionale: i bambini sono innocenti vittime di genitori che, complice lo stato in cui la dipendenza li riduce, lasciano distrattamente in giro sostanze che spesso provocano l'intossicazione dei figli o anche la morte, come in questo caso.
Leggi l'articolo completo qui
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Se vivi una situazione simile, se ne conosci una, se semplicemente vuoi capire di più di qualcosa che non ti è chiaro circa le dipendenze, chiamaci, in Toscana c’è il numero verde CEART:
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dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, puoi contare su di noi per un consulto telefonico, un servizio anonimo e gratuito.
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SE LA DIPENDENZA DEI GENITORI RICADE SUI FIGLI

I piccoli che hanno ingerito pezzi di hashish e cocaina trovati in casa e i genitori sotto osservazione del tribunale per le disattenzioni fatali: questa la drammatica situazione a Palermo.

Riportiamo l’articolo odierno di Repubblica e ti ricordiamo che se hai una situazione simile, se la sospetti, se la sconti in prima persona, non girare lo sguardo e non aspettare mai che peggiori.

Chiamaci, in Toscana c’è il numero verde CEART: dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, puoi contare su di noi per un consulto telefonico e un primo supporto.

800 39 40 88

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L’ultimo drammatico episodio è avvenuto pochi giorni fa: una bambina di un anno e mezzo è stata ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Di Cristina dopo aver assunto hashish. L’ennesimo episodio.

Repubblica ha accertato che sono 16 i bambini finiti in overdose dall’inizio dell’anno. Una statistica che non ha precedenti in città, e neanche nel resto d’Italia.

Alcuni mesi fa, era stata la procuratrice per i minorenni di Palermo Claudia Caramanna a lanciare l’allarme: «Siamo preoccupati per questi episodi che riscontriamo sempre più spesso - disse - la disattenzione dei genitori assuntori di droghe può comportare danni gravissimi per i più piccoli». Le analisi hanno rilevato che i piccoli avevano assunto hashish e cocaina, magari trovata sul tavolo o per terra.

Un allarme che ha portato subito all’adozione di un protocollo, per far fronte all’emergenza. La procuratrice per i minorenni ha sensibilizzato i vertici degli ospedali, ma anche le forze dell’ordine. Obiettivo, la tutela massima per i bambini vittime di questi episodi. Mentre i medici apprestano le cure, la procura fa scattare subito le perquisizioni nelle abitazioni dove si sono verificati i casi. E, intanto, i piccoli vengono affidati ai direttori sanitari degli ospedali, in attesa di ulteriori accertamenti sul contesto familiare. Di recente, un bambino e la sua mamma sono stati poi trasferiti in una comunità. In altre situazioni, la procura ha sollecitato un intervento più deciso del tribunale, per far decadere la responsabilità genitoriale. Ma non sempre è facile ricostruire cosa è accaduto per davvero. Di sicuro, non sono episodi relegati solo alle periferie degradate o al centro storico. «In alcuni casi ci siamo trovati davanti anche a famiglie del centro città», spiegano dall’ospedale Di Cristina. E ogni volta, si mette in moto una rete ormai consolidata, che vede operare insieme assistenti sociali, psicologi, magistratura e forze dell’ordine.

Ma questi sono gli interventi per far fronte alle emergenze che si verificano di volta in volta. Al fondo di questa storia c’è il problema droga, a Palermo l’età degli assuntori di stupefacenti si è abbassata a 12 anni, come rilevato dalle ultime statistiche della prefettura. E il numero complessivo di tossicodipendenti è in crescita: siamo passati dai 2524 del 2019 ai 2628 del 2020, questo dicono i dati dell’Unità Dipendenze patologiche dell’Asp. È il crack la grande emergenza: sono stati registrati 824 consumatori nel 2020, 20 in più dell’anno precedente: 11 hanno un’età compresa fra 15 e 19 anni, 92 fra 20 e 24 anni, 137 fra 25 e 29 anni.

Dati che offrono spunti di riflessione: sono tutti giovani i genitori dei bambini che arrivano al pronto soccorso in overdose.

Le indagini parlano sempre di disattenzioni fatali.

Qualche tempo fa, un padre diede alla figlia di tre anni il metadone al posto dello sciroppo per la tosse. Una bambina di nove mesi finì invece in coma per avere ingerito alcune dosi di hashish in casa di amici dei genitori.

La cronaca ha registrato anche la storia di un bambino entrato in overdose per aver mangiato la cocaina lasciata sul tavolo dal compagno della madre.

Storie amare, che richiamano le immagini arrivate di recente dallo Sperone: le telecamere dei carabinieri, piazzate nelle abitazioni dei pusher, hanno ripreso bambini che assistono al taglio e al confezionamento della droga. Come fosse la cosa più normale. E poi anche loro contano i soldi dello spaccio.

I bambini sono i testimoni dell’emergenza droga di cui Palermo non si accorge. E sono le vittime. L’ha ribadito con toni accorati il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani, da ieri in pensione.

«La droga è tornata ad essere il grande affare della mafia - ha detto - ma il fenomeno è cambiato. All’inizio degli anni Ottanta, l’eroina era la principale sostanza di abuso e i morti tenevano alto l’allarme sociale e ne testimoniavano la negatività. Le sostanze più usate oggi, in particolare cocaina e droghe sintetiche, sono molto pericolose per la salute ma gli effetti sono più differiti e i consumatori riescono a mantenere nell’immediato normali relazioni sociali».

Un’emergenza in apparenza invisibile.

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CHI CONTROLLA IL CONTROLLORE?

La Cassazione si è espressa: quei due finanzieri che in un’agenzia di scommesse di Pescara, tra le 00:33 e le 2:57 di notte nel 2018 stavano giocando con le slot machine, sono stati dichiarati colpevoli di “violata consegna e di abbandono di posto”, con le aggravanti del grado rivestito e del servizio armato.

Avrebbero dovuto effettuare un servizio di perlustrazione di controllo sulle strade e sul territorio per contrastare il contrabbando e frenare il traffico di droga, quando invece sono stati investiti dal desiderio di provare la fortuna, che rende dipendenti tantissimi semplici cittadini.

Il 55enne e il 51enne sono stati condannati rispettivamente a 8 e 9 mesi di reclusione.

Dopo essersi difesi già al tribunale militare di Roma e poi alla Corte militare d’appello, si sono rivolti anche alla Corte di Cassazione, spiegando che in quella notte del 2018 non stavano giocando al videopoker, ma stavano controllando i frequentatori abituali delle sale scommesse.

Una scusante che non è stata presa in considerazione dalla Cassazione, che ha giudicato le loro dichiarazioni “oggettivamente inverosimili, oltre che prive di qualunque riscontro documentale”.

Gli uomini delle Fiamme Gialle condannati, adesso saranno costretti anche a pagare le spese per il processo.

La dipendenza da gioco d'azzardo (“gambling”) si colloca nel Manuale dei Disturbi Mentali (DSM-5) nell'area delle dipendenze patologiche. È caratterizzata dall'incapacità di resistere alla tentazione “persistente, ricorrente e maladattiva” di giocare somme di denaro elevate. Le conseguenze più dirette si rilevano nel deteriorarsi delle attività personali, familiari e lavorative.

È possibile che chi soffre di dipendenza da gioco metta a repentaglio anche una relazione affettiva significativa, delle opportunità scolastiche o (come in questo caso) il lavoro, solo per perseguire nel gioco d’azzardo.

Se credi di avere questo problema, se pensi che qualcuno accanto a te lo abbia, chiama il numero verde

800 39 40 88

dal lunedì al venerdì
dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18
troverai personale qualificato a sostenerti e aiutarti nella prima fase del percorso per uscirne, che tu sia il soggetto della dipendenza o anche un familiare o amico

il servizio è gratuito e anonimo

CHIAMA ORA!

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