COME É CAMBIATO IL GIOCO D’AZZARDO

A pensare al gioco d'azzardo, cosa ti viene in mente?

Un casinò affollato di persone che si aggirano fra i tavoli da gioco sorseggiando cocktail mentre decidono dove è meglio fare le proprie puntate?

Oppure un tavolo da poker? Delle Roulette?

O le ricevitorie del lotto, le sale scommesse o sale slot? O l'ippodromo? Il cinodromo?

Beh sì, in parte.

Ma forse faresti meglio a guardarti bene in tasca, o nell'apparecchio da cui ci stai leggendo.

Il telefono, il pc, il gioco on line.

Dopo il primo lockdown nella primavera del 2020, con la maggior parte dei luoghi fisici dedicati al gioco d’azzardo chiusi al pubblico per ovvi motivi sanitari, è stato più che naturale per molti utenti cercare altrove. Per la precisione su Internet.

Il cambiamento era già in atto, ma viste le cause di forza maggiore i siti che offrivano un’ampia varietà di slot online, partite a poker e tanto altro ogni giorno sono praticamente esplosi e si sono diffusi a macchia d’olio.

Poter giocare sempre, da smartphone e tablet, ha fatto crescere sempre più il numero di giocatori, oltre a quelli che hanno potuto ricominciare a tentare la fortuna. I nuovi e giunti lì magari per noia o per curiosità, hanno cominciato a fare le prime puntate.

Alcuni giocatori d’azzardo hanno approfittato della situazione per tentare di recuperare un po’ di quella tanto agognata socialità. In che maniera? Chi si collegava ai casinò che utilizzavano una tecnologia VR (ovvero i visori per la realtà virtuale) potevano avere l’impressione di essere seduti al tavolo verde assieme agli altri utenti e al croupier.

Un rischio non da poco, oltre all'ovvio svilupparsi di ludopatie, è rappresentato anche e soprattutto dai siti, e dalle app, ben poco onesti e fin troppo truffaldini che hanno ingannato parecchi utenti ingenui ripulendoli del conto in banca e dei propri dati personali.

Se conosci qualcuno che soffre di questa patologia, se hai iniziato a giocare in pandemia e non sai come smettere, se vuoi aiutare un tuo caro o un familiare, chiama il numero verde

Se ti sembra di riconoscerti, o riconosci questo comportamento in un tuo amico o familiare, chiamaci.

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NEONATA LASCIATA IN AUTO DAI GENITORI CHE LITIGANO: È POSITIVA ALLA COCAINA

Riportiamo il testo integrale dell'articolo di Repubblica, cronaca di Roma, che riguarda la bambina di due mesi lasciata in auto dai genitori.
La sfortunata vicenda ci ricorda che l'uso di cocaina sia in gravidanza che in allattamento ha conseguenze gravissime sul bambino, che spesso nasce con una tossicodipendenza che necessiterà di un'apposita terapia di disintossicazione.
Nel caso in cui la neomamma non smettesse di assumere sostanze neppure nel periodo dell'allattamento, è ovviamente più sano e sicuro un allattamento artificiale, ma l'intera situazione richiede costante controllo medico sul bambino.
In questo caso, alla situazione grave della piccola si somma l'incuria dei genitori che continuano a litigare sebbene siano già stati richiamati da una passante che li ha invitati a togliere la bimba dall'auto e portarla in un bar. Sarà la stessa passante a chiamare le forze dell'ordine.
Sarebbe bello quel passante fosse ciascuno di noi, rappresentasse tutti coloro che non vogliono distogliere lo sguardo ma sentono il dovere di aiutare chi non riesce neppure a capire in che momento della propria vita si trovi e quanto sia ingiusto che un innocente debba pagare.
Se conosci neo mamme con dipendenze,
se sei una mamma con una dipendenza,
se semplicemente sai che un tuo amico ha una dipendenza
o se la hai tu per primo,
Chiama il nostro numero verde
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Dal lunedì al venerdì
dalle ore 9,00 alle 13,00
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QUANDO LA DIPENDENZA SI AGGIUNGE A UN DISTURBO PSICHICO

Giacomo Seydou Sy, nipote dell'attore Kim Rossi Stuart, si sarebbe avvicinato a un passeggero a bordo del tram 14 e lo avrebbe aggredito. Il 28enne è stato arrestato e si trova in custodia nel carcere di Regina Coeli.
La notizia di per sé è cronaca e potrebbe non coinvolgere affatto il problema delle dipendenze ma è invece proprio la madre, Loretta Rossi Stuart, a parlarne apertamente, come problematica parallela al disturbo bipolare:
"È ancora fragile rispetto alla dipendenza da sostanze, riesce ad allontanarsi dalla struttura e, avendo fatto uso, compie atti illeciti in stato di squilibrio mentale (è un paziente a doppia diagnosi soggetto a deliri e psicosi innescati dall' uso di stupefacenti); viene arrestato, il giorno dopo è condotto dalla polizia penitenziaria al pronto soccorso del Santo Spirito, con evidenti segni di autolesionismo, ed è attualmente in un reparto di Regina Coeli dove, in tale stato psicotico, è esposto ed espone gli altri a situazioni di conflittualità difficilmente controllabili. Avrei pensato visti i pregressi, che sarebbe stato urgentemente ricondotto nel luogo di cura a cui era affidato. La domanda ora è: chi sarà responsabile di ciò che può succedere all'interno del carcere?".
Una situazione complessa e da delegare agli esperti. Persone con doppia diagnosi vanno aiutate quanto prima, intervenire tempestivamente sul comportamento patologico del dipendente, può arginare molti danni.
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IL RUOLO DELL’ANSIA SOCIALE NELLO SVILUPPO DELL’ALCOLISMO

Tra le diverse tipologie di disturbi d’ansia, il disturbo di ansia sociale è quello che ha una più forte correlazione con l’alcolismo.

Non è lo stesso per gli altri disturbi d’ansia e probabilmente interventi tesi alla prevenzione o al trattamento dell’ansia sociale potrebbero avere un ulteriore effetto benefico sul controllo dell’insorgenza di problemi di dipendenza da alcol.

Secondo i ricercatori, è fondamentale riconoscere che molti individui che soffrono di questa tipologia di disturbo non sono in trattamento: questo vuol dire che abbiamo un potenziale sottoutilizzato, non solo per la riduzione dell’enorme quantità di diagnosi di ansia sociale, ma anche per la prevenzione di problemi relativi all’alcolismo legati a tale disturbo.

A tal proposito, la terapia cognitivo-comportamentale e le sue esposizioni controllate alle situazioni temute ha mostrato ottimi risultati.

Conosci qualcuno che beve per affrontare gli altri o eventi sociali precisi? O che beve maggiormente, con la presunzione di farsi coraggio, in contesti di aggregazione di qualsiasi tipo?

Aiutalo e permettici di aiutarlo:
il nostro servizio è anonimo e gratuito
Basta chiamare 800394088
Dal lunedì al venerdì
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Troverai personale qualificato specializzato in dipendenze che saprà indirizzarti verso il percorso adeguato alla tua situazione,
non aspettare, intervieni subito!

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SAPEVO DI SBAGLIARE MA CONTINUO A FARLO

In un braccio tiene una micro bag, magra come un chiodo dentro una tutina nera super elasticizzata, sguardo spento. Maddalena (il nome è di fantasia, ndr) è una delle ragazze indagate per la notte di violenza e droga di Capodanno 2021 a Primavalle. Si droga da circa due anni, ne ha 17. Assume regolarmente Md, chetamina e coca. Era amica di Bianca, la figlia sedicenne di un diplomatico che a quella festa è stata stuprata da cinque ragazzi, e faceva parte del gruppo delle parioline.

Cosa ricorda di quella notte?
"Ho visto Bianca (nome di fantasia, ndr) dentro un bagno. Le ho chiesto se era tutto a posto e lei mi ha detto di sì. Un'altra volta sono andata a vomitare e l'ho vista con un ragazzo fare sesso. Poi ho un vuoto perché stavo troppo male. La mattina l'ho ritrovata nel letto accanto a me".

Perché si è sentita male?
"Avevo assunto Xanax e Rivotril. Quella notte mi ha cambiata. Ho capito che stavo sbagliando ma continuo a farlo".

Bianca la sente ancora?
"No, non mi ha più risposto al telefono. Mi dispiace per lei. Non frequento più nemmeno la Pugile, lei aveva portato la droga. Continuo a vedermi con tre ragazze. Una di loro quel Capodanno ha portato il Rivotril e spacciava ricette false. Non so se lo fa ancora. Di quella notte non parliamo più, vogliamo dimenticarla".

La chat del Capodanno come è stata creata?
"Una delle mie amiche conosceva Patrizio Ranieri, (a giudizio per lo stupro, ndr) e aveva fatto su Instagram una storia lanciando la nostra idea di passare il Capodanno fuori. Patrizio ha risposto e siamo state inserite nella chat della festa".

Cosa è cambiato da quella notte?
"Non parteciperei mai più a una sera così folle. Ho lasciato il ragazzo di allora, ho ripreso gli studi ma non sono riesco ad abbandonare la droga. Le pasticche le ho dagli amici fornitori, se voglio qualcosa di più buono vado a Tor Bella o a San Basilio. Frequento Ponte Milvio e le discoteche di musica tecno all'Eur. Lì se sei brava riesci ad avere a dieci euro la chetamina, la Md, e a 20 euro un pezzo di coca. Basta non farsi beccare dai buttafuori".

Perché si droga?
"Quando sei in un gruppo se non ti fai sei fuori. Ho iniziato con la coca per curiosità. Quando mi faccio riesco a non pensare, poi l'effetto finisce e mi sento molto giù".

A cosa non vuole pensare?
"Alla mia solitudine, alla mia voglia di stare di più con una mamma che lavora tanto e quando è a casa è stanca. Se le chiedo di fare qualcosa con me lei mi dice di no. Non ce l'ho con mamma, lo so che si sacrifica per me".

Il suo ragazzo sa che assume droghe?
"Sì, e non vuole. Se esco da sola però non riesco a resistere".

E sua madre?
"Non riesco a confidarmi perché non voglio darle altre delusioni. Non voglio che soffra".

Cosa sogna per il suo futuro?
"Di finire gli studi e di non drogarmi più. Vedo il mio corpo che non è più lo stesso, non ho fame come prima e il ciclo mestruale è sballato. Ci cado perché attorno a me vedo tutti che si fanno e mi viene voglia".

In questo articolo di Repubblica del 20.07, una ragazza racconta la dipendenza figlia di una disgraziata e traumatica notte di eccessi.

Le sue parole sono la dimostrazione che la volontà, da sola, può non essere abbastanza.

In Toscana c’è un numero che puoi chiamare,
ed è proprio il nostro:

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L’eroina porta via la mamma a tre bambini

Il caso di Genair, 38enne di Recanati, ha scosso la cittadina marchigiana.
Probabile vittima di overdose, la donna aveva lavorato come segretaria in uno studio medico, i concittadini che la conoscevano sono rimasti scioccati.
Seguita dagli assistenti sociali, Genair era madre di tre figli, tre vittime innocenti di una droga che non lascia scampo a nessuno.
La tossicodipendenza è sottile e subdola e sembra sempre possibile gestirla, finché non sfugge di mano e si realizza, dolorosamente, che è lei a gestire noi.
In Toscana c'è una prima linea che ti può supportare ed è proprio la nostra.
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Mia figlia piange ogni mattina: "Non voglio più andare all'asilo!" -  Risponde la professoressa Maria Gallelli - Famiglia Cristiana

Sicuro di non avere alcuna dipendenza?

Sei sul divano, una mano sul telefono, una sul telecomando, scrolli, fai swipe up, passi l'intera serata a guardare i cataloghi dei vari canali di tv onine, senza concludere niente, passando dal cellulare allo schermo di casa, inutilmente.

Riempi le conversazioni familiari o con il partner di video da mostrare dai social.

Esci con gli amici reali e passi il tuo tempo a controllare le notifiche.

Ma sai cosa ti stai facendo?

Praticamente i tuoi recettori di dopamina stanno friggendo. Stai bombardando il tuo sistema nervoso e la tua mente, li stai sovrastimolando.

E questo è il motivo per cui non sai più concentrarti, non dormi bene, hai perso motivazione, fai fatica a restare presente nelle situazioni reali e sociali.

Gli esseri umani non nascono per essere esposti all'enorme quantita di stimolazione che il mondo moderno offre e finiscono per soccombere.

“Nomofobia”: il termine tecnico che si usa per indicare la dipendenza da cellulare, la paura di restare sconnessi dal “mondo”, o meglio quella che gli inglesi definiscono la Fear Of Missing Out, cioè la fobia di essere tagliati fuori.

Questo tipo di patologia fa leva sul funzionamento delle applicazioni: a causa delle notifiche che vengono ricevute in continuazione sul dispositivo mobile, gli utenti sono sempre e costantemente connessi, coinvolti in attività che tendono a saturare ogni attenzione distraendo da tutto quanto c’è intorno.

La notifica, per sua costituzione, è un richiamo, un avviso che richiede attenzione rispetto a qualsiasi cosa l’utente stia facendo: induce all’obbligo di rispondere, di controllare la novità, spingendo alla verifica e all’interazione ossessiva.

La dipendenza da smartphone è una condizione che si manifesta come tante altre: spesso accostata a quella derivante da fumo e alcol, la dipendenza da cellulare invoglia il soggetto ad avere continuo bisogno di interagire con le principali applicazioni social installate sul telefono.

Anche l’uso dei social media è una fonte di gratificazioni, sperimentate attraverso apprezzamenti in veste di “like” o commenti a ciò che viene pubblicato online.

Una sensazione di piacere, quella derivata dalle interazioni virtuali, paragonabile a quella derivata dall’assunzione di cibi o dall’avere successo, che attiva un meccanismo simile a quello della dipendenza dagli oppiacei.

Quando si pensa a dipendenza, facile associarla a eroina, cocaina, alcol, tabacco persino.

E magari siamo dipendenti da ciò che ci portiamo in tasca.

Non aspettare, chiedi aiuto.
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Cocaina & Sesso: cause, effetti e falsi miti

La cocaina viene spesso adoperata in campo sessuale per aumentare la libido e la potenza sessuale di chi ne fa uso. Questo perché ha una potente capacità di aumentare la concentrazione di dopamina e di prolungarne il tempo di azione; intensificando e falsando tutte le sensazioni.
Tuttavia gli effetti sul comportamento sessuale osservati nei consumatori variano in relazione alla dose, alla personalità del consumatore e alle circostanze dell’uso. Dopo l’iniziale fase euforica (meno di 1 ora) può seguire un'indifferenza sessuale.
Alti livelli di cocaina possono determinare stati di allucinazioni, psicosi e stati di ipersessualismo che possono sfociare in maratone di sesso o masturbazione compulsiva.
Negli uomini l’utilizzo di cocaina, oltre ad aumentare il desiderio, riduce la sensibilità (va ricordato che è anche un anestetico locale) rendendo difficile l’eiaculazione e ritardando pertanto l’orgasmo.
Il calo dell’attività sessuale si esplica attraverso un abbassamento del desiderio sessuale correlato probabilmente a un'iperprolattinemia nella donna e a una diminuzione del testosterone nel maschio.
Tra i dipendenti, la sostanza viene assunta in previsione di un rapporto sessuale per sentirsi più seducenti, più desiderabili e per far fronte ad una presunta incompetenza sessuale. Quella che viene maggiormente salvaguardata è l’immagine del buon amante agli occhi del partner, piuttosto che la soddisfazione condivisa dell’atto sessuale.
Infatti, se gli effetti derivanti dalla cocaina comprendono un aumentato livello di eccitazione sessuale, d'altro canto si raggiunge con grande difficolta l’orgasmo.
Un utilizzo cronico, soprattutto ad alte dosi, si accompagna a una diminuzione della potenza sessuale sino ad arrivare a una fase di vera e propria anedonia sessuale.
Anedonia, come suggerisce l'etimologia, significa assenza del piacere, non riuscire più a provarne in assoluto. Un paradosso incredibile: usare cocaina per aumentare il piacere, fino ad annullarlo completamente e non provarne affatto.
Conosci persone che hanno raggiunto questo livello?
Tu stesso hai provato fasi in cui il sesso non ti portava più nessun piacere a causa del massiccio uso di cocaina?
Può cambiare, non è definitivo e possiamo aiutarti.
Chiama
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Dare Ketamina ai dipendenti per far sopportare loro la fatica

È di fine giugno la notizia del sequestro di ketamina e altre sostanze ritenute defatiganti presso uno stabilimento tessile pratese.
L'introduzione nel mondo del lavoro di questo tipo di droghe naturalmente denuncia una situazione illegale già sotto l'aspetto dei diritti del lavoratore, perché vengono somministrate per resistere a ritmi di produzione devastanti in cui si lavora oltre quello che il corpo naturalmente potrebbe sopportare.
Soprattutto (ma non solo) per quanto riguarda soggetti giovani, che non hanno ancora completato i processi di maturazione psicologica, l'uso di queste sostanze può compromettere significativamente l'equilibrio psichico, scatenando: depressione, insonnia, psicosi e disturbi paranoici.
Se sei a conoscenza di abusi di questo tipo, denuncia subito alle autorità competenti.
Se invece conosci persone che ne fanno uso e vorrebbero smettere ma non riescono, o tu stesso hai questa difficoltà
chiama il nostro numero verde
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L’ALCOL CHE UCCIDE

“Non lo so se volevo bruciare tutto, ero solo molto ubriaco. Sono stato molto arrabbiato quando il giudice mi ha allontanato dalla casa e dalla mia famiglia per maltrattamenti. Io non avevo mai fatto del male a mia moglie e al bambino. Non l'ho mai minacciata di darle fuoco o di ucciderla".
Queste terribili parole sono del padre del piccolo Matias, accoltellato e soffocato col nastro adesivo da un padre che aveva già ricevuto il divieto di avvicinamento a casa.
Una situazione sicuramente degradata e dove l’alcol pare aver giocato il ruolo importante di detonatore di volontà, esasperando una tensione e trasformandola in un omicidio.
Quelle che sembrano le dipendenze più innocue, possono degenerare. Non aspettare, fatti aiutare o offri aiuto a chi soffre di questo problema.
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