Hangover alcolico: cos’è

Con il termine hangover si identificano tutti i postumi e i malesseri caratterizzati da una costellazione di effetti spiacevoli, sia fisici che mentali, che si verificano dopo un'intossicazione alcolica.
Dopo alcune ore dall'ultima bevuta, iniziano a manifestarsi questi sintomi, esattamente quando inizia a diminuire la concentrazione di alcol nel sangue (detta BAC, dall’inglese “blood alcohol concentration”).
Quando questo livello arriva a zero, i sintomi dell'hangover raggiungono il picco e possono durare altre 24 ore da quel momento.
In sintesi: l'hangover dà sintomi molto simili a quelli che si verificano durante una lieve astinenza da alcol.
L'hangover stesso è di fatto una mini crisi d’astinenza da alcol.
L’etanolo incrementa il rilascio di dopamina (neurotrasmettitore coinvolto nei circuiti della gratificazione) e genera nell'organismo un forte bisogno di alcol, non appena ne cala la concentrazione nel sangue.
Eccone i sintomi più classici, in ordine di fastidio e frequenza:
- mal di testa
- nausea (che può sfociare nel vomito)
- mal di stomaco (frequentemente bruciore di stomaco)
- spossatezza (ossia la stanchezza fisica e mentale)
- gonfiore a livello addominale
- malessere generale e diffuso (anche chiamato malessere aspecifico)
Si stima che nel 12% circa dei casi di hangover, insorga anche un disturbo chiamato hangxiety, dovuto alla riduzione della dopamina, che ha un ruolo fondamentale nella gestione dell’ansia, per cui chi ha bevuto troppo può anche trascorrere le ore successive alla sbornia in uno stato di forte stress psichico.
Non ci sono modi di trattare l'hangover, farmaci o formule magiche. La sola cosa da fare è aspettare che passi il tempo affinché l'organismo recuperi, idratarsi molto e riposare.
La migliore prevenzione resta non bere e ricordare sempre che per quanto l'alcol goda di uno status diverso dalle altre sostanze, essendo legale e socialmente accettato, comunque le conseguenze di una dipendenza da alcol possono diventare fatali e stravolgere la vita di chi beve e dei suoi amici e familiari.
Se ti sembra di riconoscerti, o riconosci questo comportamento in un tuo amico o familiare, chiamaci.

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Dipendenza patologica: cosa succede nel cervello

Come abbiamo già detto, la dipendenza patologica è a tutti gli effetti una malattia, con delle conseguenze neurobiologiche, vere e proprie alterazioni sul cervello del dipendente.
Nell'illustrazione si distinguono:
- Il sistema mesolimbico (in marrone) governa gli istinti primari, fondamentali e ci mantiene in vita, ed è del tutto fuori dalla nostra volontà
- La corteccia prefrontale (in blu), dedita al controllo comportamentale ed emotivo, alla pianificazione di decisioni e scelte, che permette di posporre i nostri bisogni quando questi non sono realizzabili nell’immediato. In questa area sono presenti numerosi neuroni sensibili alla dopamina.
Nella dipendenza patologica vi è una dominanza funzionale del sistema mesolimbico rispetto al prefrontale.
In pratica è come se questi due elementi dello stesso sistema, la corteccia prefrontale e il mesolimbico, fossero in costante scontro.
La fragilità del sistema prefrontale rispetto al mesolimbico, rappresenta una pericolosa situazione di dominanza funzionale, perchè aumenta la propensione alla gratificazioni immediate e quindi all’impulsività.
Per superare una dipendenza, non è sufficiente la sola consapevolezza, serve l'aiuto di professionisti adeguatamente formati.
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Vizio vs Dipendenza

Con il termine VIZIO (e il suo opposto VIRTÙ) si tocca l'area etica e morale dell'uomo, è un termine che comporta un giudizio di colpa.
Per la DIPENDENZA PATOLOGICA, per quanto si possa comunque esprimere un giudizio morale soggettivo, parliamo di non poter fare a meno di un qualcosa - sostanza, comportamento, ecc. - per raggiungere il piacere, o soggettivamente percepito come tale.
Maturare la consapevolezza di avere un problema è un passo fondamentale verso il recupero, chiaramente non sufficiente ma necessario.
Essere supportati è importante, sapere di avere personale qualificato a portata di cornetta, altrettanto.
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La sindrome di Hikikomori

La sindrome di Hikikomori, termine coniato in Giappone per indicare una forma di reclusione volontaria a casa propria, è legata ai progressi nelle tecnologie digitali e di comunicazione, che offrendo alternative all’interazione sociale di persona aumentano la diffusione del disturbo, rendendolo un problema sociale e globale ancora più rilevante.
Sempre più giovani scelgono di isolarsi dal mondo: in Italia si stimano almeno tra i 120 e i 150 mila casi. Al 70%, sono maschi tra i 11 e i 30 anni. Ragazzi.
La dipendenza da internet è la causa soprattutto nei ragazzi tra gli 11 e i 16 anni. Un fenomeno che sta pericolosamente prendendo piede in Italia, dove 240mila ragazzini e adolescenti passano in media più di 3 ore al giorno davanti al pc.i I ragazzi affetti da questa sindrome sono costantemente davanti al monitor, dal momento in cui escono da scuola fino a sera tarda, per un totale di 10-12 ore giornaliere.
Trovi somiglianze con il comportamento di persone che conosci?
Ecco gli aspetti chiave per individuare i casi di Hikikomori:
a) marcato isolamento sociale nella propria casa;
b) durata di isolamento sociale continuo di almeno 6 mesi;
c) significativa compromissione funzionale o disagio associato all’isolamento sociale
Molti sono soddisfatti del loro ritiro sociale, soprattutto nella prima fase del disturbo, perché gli permette di non sperimentare vissuti dolorosi al di fuori di casa propria.
Con il tempo, si inizia a percepire il disagio del ritiro sociale e il morso della solitudine.
È una condizione specifica, complessa da identificare e che può portare ad altre patologie. Normalmente gli hikikomori non pensano di avere un problema, ritengono invece che la società sia il problema, per cui decidono di estraniarsi.
I genitori sono i primi ad avere bisogno di supporto.
Non sempre serve una sostanza per dichiarare una dipendenza, come in questo caso.
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Il Gaming Disorder, riconosciuto dall’OMS come malattia mentale

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha inserito il gaming disorder nell’ultima revisione dell’International Classification of Diseases (Icd-11).
Pertanto, la dipendenza da videogiochi è riconosciuta come malattia mentale (se dura da almeno 12 mesi; tuttavia, nei casi più gravi, possono esserci delle eccezioni).
Come puoi capire se tuo figlio soffre di questa dipendenza?
Dal Dipartimento per la salute mentale dell’Oms, Vladimir Poznyak ha precisato che i criteri a cui fare riferimento per riconoscere la dipendenza da videogiochi sono essenzialmente tre:
- una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita;
- l'incapacità di controllare questi comportamenti anche quando si manifestano conseguenze negative;
- il fatto che questi atteggiamenti portano a problemi nella vita personale, familiare e sociale, con impatti anche fisici, dai disturbi del sonno ai problemi alimentari.
I sintomi della dipendenza da videogioco possono essere diversi: ansia, depressione, crisi epilettiche, disturbi del sonno, stress, cefalea.
Ricorda che NUMERO VERDE DIPENDENZE si occupa di dipendenza ad ampio spettro e include anche le nuove dipendenze, come il gaming disorder.
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La sindrome feto-alcolica

La sindrome feto-alcolica è considerata la più grave conseguenza del consumo di alcol in gravidanza.
All'etanolo, infatti, è attribuito un effetto teratogeno, dunque capace di influenzare lo sviluppo embrionale e fetale.
L'alcol è in grado di attraversare la barriera placentare, quindi arriva al feto dopo pochi minuti, mantenendo una concentrazione ematica di poco inferiore a quella della madre. Il feto, essendo privo di enzimi adatti a metabolizzare l'alcol, subisce gli effetti dannosi dell'etanolo e dei suoi m.
La sindrome feto-alcolica è irreversibile, ma può essere evitata con l'assoluta astensione dagli alcolici durante la gravidanza
Il Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico (FASD) comprende una serie di manifestazioni cliniche che possono comparire in soggetti che sono stati esposti all'alcol durante la gestazione della madre. Queste manifestazioni possono includere danni fisici, quali basso peso alla nascita, malformazioni, deficit mentali e comportamentali con variabile espressività e con conseguenze a lungo termine. Il FASD comporta uno spettro di diverse disabilità, con danni primari e danni secondari. Tra i danni primari vengono compresi le alterazioni mentali, quali: danni cognitivi con difficoltà di apprendimento, memoria, difficoltà di linguaggio e comprensione, incapacità di giudizio, compulsività e conseguente disadattamento in ambito sociale. Questi disturbi compaiono generalmente durante l'infanzia o adolescenza e spesso non vengono identificati come conseguenza dell'esposizione all'alcol.
Come danni secondari vengono considerati quelli che compaiono nel corso della vita, quali: problemi scolastici, problemi familiari, disoccupazione, comportamenti sessuali alterati, dipendenza da sostanze psicoattive, problemi giudiziari, aumentata morbilità e mortalità. La possibilità che il nascituro possa avere dei danni, e l'entità di essi, è in relazione alla quantità di alcol consumata, al tipo di consumo materno, al periodo della gravidanza e all'interazione con altri fattori di rischio (uso di tabacco, droghe, stile di vita, fattori genetici ecc.). Il FASD non è definibile come diagnosi, ma piuttosto un termine dove possono rientrare diverse categorie diagnostiche usate negli anni per indicare i vari danni legati all'esposizione prenatale all'alcol.
Ricorda:
sebbene la società lo demonizzi meno delle altre sostanze, anche l'alcol può portare alla dipendenza e distruggere completamente la tua vita, senza quasi tu te ne accorga.
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Firenze, overdose di eroina muore donna di 44 anni

Il nostro post sull’eroina in bottiglia che si vendeva in farmacia fino a inizio Novecento ha ricevuto alcuni commenti inquietanti quanto irresponsabili.
Potete leggerlo qui >> https://www.ceart.it/2021/12/05/storia-delle-sostanze-stupefacenti-capitolo-1-leroina/ e sulla nostra pagina Facebook.
Di seguito un articolo odierno, non degli anni Settanta, che dimostra che di eroina si muore ancora oggi.
https://firenze.repubblica.it/cronaca/2022/01/05/news/firenze_overdose_eroina_donna_morta-332719487/amp/?fbclid=IwAR0iNR-6nAPUWo3CpeEAwuQOkxVmedLUDLqyRT5M1gd6WB36P7RO3_LJCuM
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L’angelo azzurro e il passerotto dipendente

“La servii, pur senza mai capire il suo spaventoso bisogno d'amore. Lei mi stimava; forse anche mi amava. Anche se credo che potesse amare soltanto gli uomini.
L'amicizia era un sentimento vago, la cui ombra persisteva a volte nel suo spirito e nel suo cuore. Non aveva mai avuto il tempo di dedicarcisi."
Nella sua autobiografia MARLENE D. - 1984 di Marlene Dietrich racconta così il suo legame con la Piaf.
Una celebre foto di Nick de Morgoli, che ritrae Marlene Dietrich in ginocchio, intenta a sistemare le scarpe di Edith Piaf, nel giorno del suo matrimonio. Quello tra la due dive fu un amore mai corrisposto, dove la Dietrich seguì la voce della Vie en Rose in tutto, nonostante quest’ultima non la considerasse affatto in tal senso, restandole accanto e supportandola in tutto. Poi accadde qualcosa che sembrò insormontabile anche alla Divina.
"Quando prese a drogarsi, cessai di esserle fedele. Era più di quanto potessi sopportare. Conoscevo i miei limiti, pur comprendendo il suo bisogno di drogarsi.
Ma comprendere non significa sempre approvare.
Che potevo fare? Nonostante tutti i miei sforzi per aiutarla, incappavo contro quel muro inamovibile che è la droga. Ero disperata.”
Allo stremo delle forze, la scelta della Dietrich fu obbligata.
"Abbandonai Edith Piaf come una bambina perduta, che si rimpiangerà sempre, che porterò sempre nel profondo del cuore.”
Prima di rinunciare alle persone che ami o di essere la persona a cui gli altri devono rinunciare, fai la scelta giusta, rivolgiti a chi può aiutarti concretamente.
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Storia delle sostanze stupefacenti, capitolo 1: l’eroina

Il 10 Agosto 1897 Felix Hoffmann riuscì a realizzare l’acetilazione dell’acido acetilsalicilico, creando così quella sostanza che sarebbe diventata famosa come Aspirina.
11 giorno dopo nacque, attraverso lo stesso processo operato sulla morfina, una sostanza che porterà il nome di Eroina, a sottolineare le sue proprietà mitiche, dato che si pensava potesse curare molte patologie senza gli effetti di dipendenza dati dalla morfina.
Pensata come alternativa alla codeina, veniva somministrata ai tubercolotici che da subito respiravano meglio, scambiando la sedazione del centro del respiro (quella che porta alla morte in overdose) per cura dell’affanno polmonare.
Usata per molte patologie sia su adulti che su bambini e donne in attesa, Heroin era somministrata anche a chiunque soffrisse di ninfomania: la sostanza limitava l’impulso sessuale.
Ci vollero 30 anni, fino al 1925, perché gli USA si rendessero conto dei milioni di eroinomani generati dall’impiego di questa sostanza.
Nel frattempo nel mondo intero se ne era ampiamente abusato, dall’Egitto, dove nel 1930 ogni 28 abitanti uno era dipendente da eroina, alla Cina, dove si fumava al posto dell’oppio, fino alla nostra Europa, in cui Portogallo e Cecoslovacchia decisero di bandirla nei primi anni Sessanta.
Successivamente al bando dall’uso farmacologico, la forte richiesta clandestina fece sì che il mercato dell’eroina divenisse fiorentissimo e tra il ‘77 e il ‘92 si trasformò in problema sociale, perché per comprarla spesso i dipendenti rubavano o si prostituivano.
A inizio anni Novanta, oramai decimate intere generazioni di consumatori e presa coscienza delle gravi conseguenze dell’uso di eroina, l fenomeno andò via via scemando, mentre le nuove droghe ricreative, come l’ecstasy, andavano a sostituirla sul mercato.
Oggi quasi 300mila persone in Italia fanno uso di eroina. Chi la inietta in vena e chi la fuma. Novantamila sono in trattamento presso i Serd ma il problema è tutt’altro che lontano.
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La storia di Nino Modica: dalla ludopatia ai canditi artigianali

Molto spesso spesso purtroppo riportiamo testimonianze di ex dipendenti molto dure.
Questa volta, in apertura di un mese particolarmente difficile per chiunque abbia dipendenze - quel dicembre che chiude l'anno e costringe a fare i conti con sé stessi e spesso porta a ricadute - vogliamo regalarvi questa storia di successo e resurrezione.
«VORREI FARE DA QUI A TRE ANNI IL CANDITO PIÙ BUONO DEL MONDO»
È la storia di Nino Modica, messinese ex ostaggio della ludopatia, riabilitato grazie a un percorso di comunità contro le dipendenze da gioco.
«È una malattia subdola. Non mi mancava nulla, sono cresciuto in una famiglia perbene e ho ricevuto un’ottima educazione incentrata sui veri valori. A un certo punto della mia vita mi sono scoperto vulnerabile, un po’ alla volta ho iniziato a cascarci dentro. Avevo una sorta di vita parallela; sia chiaro non ho mai commesso nulla di illecito, per fortuna. La mattina mi alzavo e pensavo solo a giocare. Era un inferno, vivevo in funzione dei soldi che dovevo procurarmi per giocare. Quelli sono veri campanelli di allarme».
Così descrive l'inferno in cui entrato prima di uscire a riveder le stelle e realizzare le sue aspirazioni: dopo 20 anni di vita in ufficio gestisce due locali di proprietà e oggi è un apprezzato produttore di canditi artigianali di nicchia.
Puoi leggere l'articolo completo qui --> https://www.gazzettadelgusto.it/interviste/nino-modica-dalla-ludopatia-ai-canditi-artigianali-don/?fbclid=IwAR1H_8_Fc7k9djRfETtY1n9geot2YkP3gFlJH0n0nY-wNPuUZNOH7dKPgsc
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